Alla ricerca di un lavoro #4 – L’interrogatorio … volevo dire, il colloquio

Appena metti giù il telefono e guardi quel foglietto su cui hai scritto logo e ora per il tuo colloquio, cominci a sentire un certo nervosismo. Certo, è un tipo di nervosismo molto diverso rispetto a quello che sentivi durante l’attesa, perché adesso la responsabilità è di nuovo tutta nelle tue mani. Tu puoi rendere questa opportunità un successo oppure mandare tutto a gambe all’aria. Ma oltre ad essere un po’ nervosa, senti anche una certa gioia e aspettativa, perché finalmente qualcosa si sta muovendo!

Il primo passo adesso è prepararsi attentamente. Oggigiorno anche la più piccola azienda ha un sito web, quindi puoi documentarti sulla sua storia, sugli obiettivi e sui prodotti. Una volta che sai che cosa fanno, scartabelli tra i tuoi vecchi appunti e i libri dell’università per rinfrescarti la memoria sull’argomento. Internet, anche in questo caso, si rivela una risorsa preziosa e dopo un po’ hai una tale montagna di materiale che ti domandi se sarai in grado di leggerlo tutto, non parliamo poi di ricordarlo.

In qualche modo riesci a stipare abbastanza informazioni nel tuo cervello per sostenere una conversazione non troppo approfondita ma accettabile sull’argomento, tuttavia emergono altre domande. Tipo…

Che cosa dovrei indossare? Di certo non puoi mettere i tuoi jeans fortunati che usavi per gli esami dell’università né le scarpe da ginnastica. Ti serve un abbigliamento formale, ma cosa esattamente? Probabilmente dovresti indossare un completo oppure un vestito con una giacca, qualcosa che dia l’idea della professionalità. O meglio un completo con i pantaloni? Non vorresti che una gonna desse l’impressione sbagliata, troppo femminile, e tu non vuoi dare quell’impressione, vero? D’altro canto è molto probabile che ogni altra donna presente indosserà i pantaloni e una gonna può essere un modo per differenziarsi. Ma forse non è il modo giusto.

Poi c’è l’altro grosso problema: tacchi alti o scarpe basse? Un po’ di rialzo ti serve, giusto per sentirti un po’ più sicura di te (non è colpa nostra se ci hanno ficcato in testa il modello donna in carriera), ma di certo non puoi metterti qualcosa con cui rischieresti di sembrare ridicola. Ci manca solo di fare un bel ruzzolone! Inoltre non vuoi dare l’impressione di essere pronta per andare in discoteca. Tocca trovare una sana via di mezzo tra stile ed equilibrio.

E poi… che cosa dire se ti chiedono di parlare di te? Che cosa ammettere e che cosa omettere? Non sei un granché ad autoincensarti (e, a meno di non essere Tony Stark, chi lo è?), però è imperativo evitare di sminuire se stessi e le proprie competenze (ma quali competenze?!).

Oltre alle tue preoccupazioni, devi anche gestire un sacco di consigli non richiesti: ricorda di guardare direttamente il tuo interlocutore, ma non fissarlo troppo intensamente; non giocherellare con le mani, ma non lasciarle nemmeno morte e penzolanti; non accavallare le gambe, tieni la schiena diritta, ma evita di dar l’impressione di avere un manico di scopa nel… Tutti sembrano avere un opinione e non vedono l’ora di condividerla con te.

Prima che te ne renda conto, il giorno del colloquio arriva e tu ti presenti alla sede dell’azienda con il tuo bagaglio di dubbi e paure. Esci di casa un po’ in anticipo, perché non si sa mai ed è meglio essere preparati per ogni genere di imprevisto.

Una volta sul posto, davanti al responsabile del personale, gran parte della tua ansia sembra svanire. E il colloquio comincia. In base alla mia esperienza ci si può imbattere in due tipi di colloquio: quello in cui non riesci a dire quasi niente perché la persona davanti a te parla per tutto il tempo e quello in cui parli praticamente solo tu per un’ora o giù di lì. Nel primo caso, finisci con la sensazione di non aver fatto tutto il possibile per lasciare una buona impressione. Nel secondo caso, alla fine hai la bocca asciutta come il deserto e hai paura di aver detto fin troppo.

Le domande spaziano dai tuoi studi e le tue esperienze precedenti alle ragioni per cui hai scelto una certa facoltà (abbastanza pertinente). Poi inizia l’interrogatorio vero.

Quali sono le tue migliori qualità e i tuoi peggiori difetti? Ok, davvero? Pensate sul serio che qualcuno possa rispondere onestamente ad una domanda come questa? Come posso dirti quali sono i miei difetti? Nella migliore delle ipotesi non voglio dirtelo, nel caso peggiore invece sono un egocentrica e non lo so quali sono i miei difetti. Trovare qualche buona qualità è più semplice ma rischioso, non si sa mai quali aspettative si potrebbero suscitare.

Sei un buon leader? Altra domanda tosta. Come faccio a saperlo? Dammi un lavoro, mettimi alla prova e staremo a vedere!

Per quale genere di lavoro pensi di essere più portato? Potendo risponderei con un’altra domanda: visto che non so che tipo di persona state cercando, come potete pensare che mi comprometterò con una risposta diretta?

C’è una intera collezione di queste domande pseudo psicologiche, le cui risposte alla fine dicono molto poco su chi sei veramente e assolutamente niente sulle tue doti professionali. Proprio quando cominci ad attendere la fatidica domanda “dov’eri il 2 Luglio 1998 alle tre del pomeriggio?” la tortura ha fine.

Ti congedano con il fatale “le faremo sapere”

E un’altra attesa ha inizio.

[…continua…]

 

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