Alla ricerca di un lavoro #5 – La delusione

Per qualche giorno dopo il colloquio oscilli tra grandi aspettative e pensieri autodistruttivi. Un momento ti senti positivo e pieno di fiducia, quello dopo hai l’impressione di essere andato malissimo al colloquio. Un attimo sei assolutamente certo che non potranno trovare candidato migliore di te, il secondo dopo ti senti come il peggior pezzo di schifo inutile che mai abbia camminato sulla Terra.

A parte l’autocommiserazione, le tue giornate sono occupate dalla ricerca della risposta ad un’altra insistente domanda: quanto ci metteranno a decidere? Quando è ragionevole cominciare ad aspettare (ancora) una risposta? Qualche giorno? Una settimana? Di più?

La relazione con il tuo telefono va a gonfie vele, siete praticamente fidanzati e state pianificando un matrimonio in grande stile. Non solo lo porti con te ovunque, ma hai anche incominciato a parlarci e le vostre conversazioni sono contraddittorie come i tuoi sentimenti.

<< Per favore, per favore suona! Ho bisogno di sapere la risposta adesso! Sono passate due settimane, ti prego suona!

<< No, no, no. Non suonare adesso. Non sono pronto. Aspetta, ancora un giorno o due di speranza.

Mentre i giorni arrivano e se ne vanno senza portare notizie, cominci a domandarti se sia il caso di fare una telefonata all’azienda, così giusto per sapere se per caso hanno scelto un’altra persona e si sono scordati di comunicartelo. E’ un tuo diritto sapere qualcosa, per sapere se continuare ad aspettare oppure procedere oltre. Tuttavia sembra azzardato telefonare in questo modo. E se dovessero prenderti per uno scocciatore?

Cerchi di mantenere la calma, di pensare ad altro, di occupare il tuo tempo con le cose di tutti i giorni. Continui a cercare altri annunci di lavoro, mandi la tua candidatura ad ogni offerta interessante e aspetti. Aspetti. Aspetti. Aspetti.

Aspetti.

Aspetti.

Aspetti un altro po’…

… e poi ti arrendi. Sono passati due mesi! E se non ti hanno detto niente può solo essere dovuto al fatto che hanno assunto un altro candidato.

OPPURE

… se sei abbastanza fortunato, il telefono suona. Non appena riconosci il numero dell’azienda, ti si secca la bocca, iniziano a sudarti i palmi delle mani e senti le ginocchia tremare percettibilmente. Prendi il telefono e rispondi.

<< Pronto? (il tono interrogativo è di rigore)

<< Buongiorno, sono Tizio Caio di XXX. La chiamo per comunicarle che abbiamo terminato la selezione e abbiamo scelto un altro candidato, ci dispiace. Comunque terremo presente il suo curriculum se dovessero presentarsi altre occasioni.

Fai del tuo meglio per mantenere salda la voce, ringrazi e metti giù. La delusione di piomba addosso come un peso enorme che si piazza a metà tra il petto e lo stomaco. Adesso che le tue speranze sono in frantumi sul pavimento, sei costretto ad ammettere di averci sperato davvero. Non puoi credere di dover ricominciare da capo: la ricerca, l’attesa, la speranza, l’attesa di nuovo, il colloquio, l’attesa; sempre ammesso di trovare un’altra azienda disposta a farti un colloquio. Ti senti un completo fallimento, inutile e inconcludente.

Dopodiché recuperi la tua compostezza e passi alla successiva fonte di speranza.

[…continua???]

Ora, cari lettori, dovrei scrivere un post a proposito dell’ottenere quel dannato lavoro, vero?

Beh, appena scoprirò cosa si prova ad alzare il telefono e sentire << Congratulazioni, ha avuto il lavoro! >>, lo scriverò. Promesso.

Nel frattempo, a tutti quelli che sono nella mia stessa barca, vorrei dire che non siete fallimenti inutili e inconcludenti. Prima o poi l’occasione giusta arriverà, bisogna solo continuare a cercarla. In bocca al lupo a tutti!

 

3 thoughts on “Alla ricerca di un lavoro #5 – La delusione

  1. Io ho aspettato un’anno. Quando mi hanno chiamato, non mi ricordavo neppure che avessi mandato un curriculum, figurati.
    Ed io devo comunque considerarmi MOLTO fortunato, perché avevo spedito il CV molto prima di fare l’obbiettore (all’epoca c’era ancora il servizio di leva) e di fare la tesi e finirono per chiamarmi a lavorare ancora prima che mi laureassi. Però il tempo tra CV e chiamata fu di circa 12 mesi.
    Ed erano altri tempi: era difficile trovare da lavorare ma non si usava la parola “crisi” ogni 2 frasi…
    Quando leggo esperienze come le tue verrebbe davvero voglia di fare la rivoluzione… o di espatriare…

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    1. Grazie per la comprensione e per il sostegno. Mi manca ancora qualche mese per raggiungere il primo anniversario dalla laurea e non ho ancora perso le speranze (non me lo posso permettere). Nel frattempo accetto lavoretti e mi consolo pensando “beh… più tempo per scrivere!”

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