Scrivere pensando al lettore ideale

Avete mai pensato al vostro lettore ideale? Chi dovrebbe essere? Come dovrebbe essere?

Non è stato facile per me rispondere a queste domande, perché di solito scrivo innanzitutto per me stessa, per cui il mio lettore ideale è qualcuno che mi somiglia e condivide la mia visione delle cose. Come ho già detto, sto seguendo un corso online a proposito della scrittura, dei blog e del conquistarsi un pubblico. Uno dei primi esercizi richiedeva di riscrivere un vecchio pezzo pensando al nostro lettore ideale. Siccome non ero sicura di che cosa riscrivere, ho deciso di iniziare qualcosa di nuovo e quel che ne è uscito probabilmente diventerà un pezzo del mio prossimo progetto narrativo.

Sia come sia, questo è il risultato. Buona lettura e fatemi sapere (onestamente) cosa ne pensate!

 

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Diciamocelo.

Tutti noi sentiamo molte più emozioni di quante non ne mostriamo all’esterno. Proviamo molti più sentimenti di quanti non ammettiamo, neppure con noi stessi. In ogni singolo momento nella vita, veniamo travolti da un flusso di emozioni che non riusciamo nemmeno a distinguere, figurarsi capire.

Alcune di queste emozioni ci spaventano così tanto che neghiamo di averle provate nel momento stesso in cui le sentiamo. Come quando vorresti colpire il tuo capo con quella pesantissima statuetta del premio di produzione. Vorresti colpirlo e colpirlo ancora, vedere il sangue che macchia la parete bianchissima, vorresti colpirlo fino a farlo stramazzare al suolo senza vita. E’ un peccato che uccidere il proprio capo sia considerato socialmente inaccettabile, ma è per questo che ci è stato insegnato a nascondere anche il solo pensiero.

Altre emozioni ci fanno vergognare di noi stessi. Avete presente quel inafferrabile momento in cui guardate qualcuno con cui avete diviso la vita fino a un istante prima e improvvisamente sembra un completo estraneo? È un attimo, la sensazione di un secondo, poi tutto torna normale, ma mai e poi mai potremmo confessare di averla provata.

E poi ci sono quei piccoli, meravigliosi istanti di soddisfazione assoluta: il piacere di un commento sarcastico ben assestato, di un colpo andato a segno, di un pezzo del puzzle che trova finalmente la sua sede. E non c’è niente da condividere, perché sono istanti così fugaci che è impossibile spiegarli ad altri.

Io non ho mai, neanche per un secondo, messo un filtro a queste emozioni. Non mi sono mai proibito di provare certi impulsi. Ho sempre creduto nell’onestà assoluta e brutale, con gli altri ma soprattutto con me stesso.

E forse non è stata un’idea geniale. Forse, se non avessi assecondato ogni minimo impulso, non sarei qui, tra quattro pareti con le sbarre alla finestra, ad aspettare l’ora dell’incontro con quella donna odiosa che rappresenta tutto quello che ho sempre detestato.

Lei lo sa, non so come ma lo ha capito. Sa che cosa cerco e mi guarda con quegli occhi neri come se mi volesse scavare dentro. Sa che cosa voglio e che farò di tutto per ottenerlo, per questo non si fida. Ma se gioco bene le mie carte non avrà scelta. E io sarò di nuovo fuori, a farmi travolgere da quel flusso potente e incontrollato di emozioni.

2 thoughts on “Scrivere pensando al lettore ideale

  1. Diciamocelo. :p
    Un inizio piuttosto promettente, ben scandito, che ti lascia la voglia di sapere cosa succederà.
    Ma parliamo del lettore ideale…
    Anche se tutti dicono di scrivere per se stessi, tutti scrivono per essere letti, altrimenti basta un diario e nessun patema ortografia-sintassi-buona forma-si capirà cosa intendevo?
    E allora è obbligatorio avere un lettore-tipo al quale raccontare la storia. Di più: il lettore tipo va costruito insieme alla storia. Se vuoi spendere un po’ di tempo sulla cosa potresti leggere “Sei passeggiate nei boschi narrativi” di Eco.

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  2. Condivido. Scrivo per essere letta (anche se temo il giudizio e quindi che sono? Un’egocentrica insicura?) ma davvero all’inizio scrivo per me. Almeno all’inizio… Non ricordo più chi diceva che la prima stesura di un romanzo è l’autore che racconta la storia a se stesso. Allora forse prima di tutto ognuno é il lettore ideale di se stesso. Forse è per questo che ci devo pensare per scrivere uni specifico lettore… Grazie del suggerimento di lettura! 😉

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