D.e.e.L’s writing and various nonsense: interview!

Buon giorno cari lettori e buona Pasquetta!

Oggi sono qui per pubblicare la versione tradotta dell’intervista e del post associato apparso la settimana scorsa sul blog D.e.e.L’s writing and various nonsense (caldissimamente consigliata una visita all’intero blog!).

Per gli amanti della versione in lingua originale qui potete leggere il post mentre qui potete trovare le domande e risposte complete.

Indie Author Irene Aprile

Dan: Quando hai capito che volevi essere una scrittrice?

Irene: Quando frequentavo la Scuola Elementare, la nostra insegnante ci diede un compito: scrivi del tuo lavoro ideale. Ci pensai un po’ e poi iniziai a scrivere a proposito dello scrivere.

In quel tema scrissi a proposito di prendere appunti, registrare le mie idee con uno di quei vecchi registratori a cassette e battere furiosamente i tasti di una di quelle vecchie macchine da scrivere nere. Ad un certo punto mi resi conto che stavo descrivendo Jessica Fletcher de “La Signora in Giallo” e mi preoccupai un po’, ma a quel punto l’idea di scrivere era entrata nella mia testa e non se ne è più andata.

All’età di nove anni, scrissi una sceneggiatura piena di dinosauri perché il mio migliore amico stava attraversando una fase Jurassic Park. A dodici anni io e un amico iniziammo a scrivere un romanzo giallo: scrivevamo un capitolo a testa e poi passavamo il manoscritto all’altro; la storia divenne così intricata che non riuscimmo mai a scoprire chi fosse l’assassino! A quattordici anni ho iniziato a tenere un diario, che ora è composto di molti volumi ed è diventato il romanzo della mia vita.

Dan: Hai scritto storie in Italiano e in Inglese e hai anche versioni alternative del tuo blog in ciascuna lingua. Quali sono i problemi dello scrivere in Inglese, in rapporto all’Italiano?

Irene: In Inglese una singola parola può avere molti significati e usi differenti, in Italiano spesso utilizziamo molti termini per dire la stessa cosa, per questo spesso è difficile rendere in Inglese la sfumatura di significato di un verbo o di un aggettivo Italiano. In realtà però il vero incubo per uno straniero sono i phrasal verbs. C’è un rischio concreto di perdersi tra get out, get in, get through, give in, give up… una mappa sarebbe molto utile!

In genere scrivo i post per il mio blog direttamente in Inglese e poi li traduco in Italiano. La scrittura creativa  e la narrazione invece richiedono una padronanza della lingua che non possiedo ancora, per questo scrivo prima in Italiano e poi traduco in Inglese.

Dan: Sul tuo blog c’è una storia intitolata A Jane Austen Christmas: The Perfect Present”. Come ha influito Jane Austen sul tuo stile?

Irene: Jane Austen ha influito molto sul mio modo di scrivere e sulla mia vita. Orgoglio e Pregiudizio è il mio romanzo preferito in assoluto e probabilmente non sarei diventata una tale divoratrice di libri se non fosse per questa autrice meravigliosa. Qualcuno potrebbe protestare che i romanzi di Jane Austen sono solo storie che parlano di giovani della buona società in cerca di marito, ma c’è molto più di questo. Ci sono molti livelli di lettura e quando scrivo cerco sempre di mettere un po’ di questa profondità nelle mie storie.

Jane Austen costituisce anche il mio modello per i dialoghi. Raramente descrive un personaggio, più spesso lascia trasparire le caratteristiche attraverso i discorsi. Non mi permetterei mai di cercare di imitarla, ma il suo lavoro in questo senso è di grande ispirazione.

Dan: Molti dei tuoi lavori sono sotto forma di racconti brevi. Che cosa ti affascina di questo genere?

Irene: I racconti brevi sono una sfida, perché bisogna creare i personaggi, dipingere un mondo e delineare la trama in poche pagine. Non è facile far sì che il lettore si affezioni ad un personaggio in così poco tempo ed è un buon modo per esercitare quelle specifiche capacità espressive che non sono fondamentali in lavori più lunghi.

Al momento sto lavorando su un romanzo che ho iniziato durante il NaNoWriMo e sto cercando di applicare quello che ho imparato scrivendo racconti brevi.

Dan: Essere un Chimico ha giocato un ruolo nel tuo modo di scrivere? Ha avuto un effetto sulla tua visione del mondo?

Irene: Questa è una buona domanda! Hmm… qualche anno fa, mentre frequentavo l’Università, mi capitò di leggere qualcosa che avevo scritto al Liceo e rileggendolo ho trovato che la chimica mi stava privando del mio “lato letterario”. Non ero più capace di citare i grandi classici, per esempio. Comunque la scienza ha cambiato la mia visione del mondo anche in positivo, è diventata molto più analitica e molto meno romantica!

La chimica mi ha insegnato che tutto è collegato ad un livello molecolare, che non siamo poi così diversi da una pietra o dall’acqua e che solo un delicato equilibrio ci rende quello che siamo. Lo trovo affascinante!

Dan: Stai lavorando su qualche progetto al momento?

Irene: Come ho detto, sto lavorando sul romanzo che ho iniziato durante il NaNoWriMo: Segreti di una borsa. Al momento è in fase di riscrittura e di editing, spero di poter condividere qualche passaggio sul mio blog molto presto.

L’altro progetto su cui sto lavorando è un romanzo ambientato in una sorta di mondo medioevale. Questa storia mi ronza in testa da un bel po’ di tempo, ma non ha mai raggiunto la carta perché pensavo fosse un progetto troppo ambizioso. Attualmente è in fase di pianificazione, ma una gran parte della trama è già chiara nella mia mente. Spero solo che, una volta sulla carta, i miei personaggi non decidano di fare di testa loro!

E poi ho un quaderno pieno di idee che aspettano solo di essere realizzate!

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