Porte – Una prima stesura non corretta

Scrivere senza correggere ed editare contemporaneamente è difficile, perché tendiamo sempre a controllare e criticare quello che scriviamo, negandoci il piacere di lasciar fluire liberamente le parole sulla pagina.

Sappiamo anche che una prima stesura non corretta può essere una vera schifezza, per questo è preoccupante l’idea di condividerla. Comunque sono qui, a condividere una breve prima stesura di un qualcosa e ad aspettare le vostre opinioni!

Porte

La prima volta che entrai nel negozio di serramenti stavo davvero cercando una nuova finestra. L’unica presente nel mio piccolo appartamento era vecchia, il vetro era rotto e la cornice stava letteralmente cadendo a pezzi. Così quella mattina decisi che avevo bisogno di una nuova finestra ed andai al negozio. Si trovava ai margini della città, in un edificio largo e basso, con un grosso parcheggio davanti all’ingresso e enormi vetrate baciate dal sole.

Sentendomi nervosa senza una ragione apparente, scesi dalla mia macchina nera. Non c’erano altri veicoli nel parcheggio. Non che mi aspettassi di trovare molta gente a quell’ora del mattino, ma credevo ci sarebbero state almeno le auto degli impiegati.

La porta automatica si aprì da sola quando mi avvicinai ed entrai nell’edificio. C’era silenzio, un silenzio surreale, perfino il rumore del traffico era completamente tagliato fuori. E non c’era nessuno in vista.

Mi schiarii la voce, sperando di attirare l’attenzione di qualcuno, ma senza successo. Guardandomi intorno, come a chiedere il permesso di esplorare, mossi qualche passo indeciso nel negozio. Era davvero enorme, pieno di pareti finte costruite appositamente per esporre tutti i tipi di porte e finestre. I miei passi risuonavano sul pavimento bianco scintillante. Ancora nessuno in vista.

Ero andata in quel posto per una finestra, ma il mio sguardo era continuamente attratto da tutte quelle porte. Sapevo che erano lì solo a scopo espositivo, ma avevo la strana sensazione che, se solo ne avessi aperta una, avrei visto qualcosa attraverso.

Continuai a camminare, cercando di ignorare quella sensazione, e feci un giro completo del negozio. Una volta tornata davanti alla porta d’ingresso, notai qualcosa che prima non avevo visto: al centro della grande stanza c’era una scrivania con una sedia, completamente vuota, fatta eccezione per un vecchio telefono rosso. Come potevo non averla notata entrando? Era davvero lì anche prima? Ma certo che c’era! Una scrivania non appare dal nulla. Giusto?

Se c’era una scrivania e una sedia e un telefono, doveva per forza esserci qualcuno addetto ad utilizzarli. Camminai verso la scrivania, ma non c’era nessun segno del suo proprietario. Quella strana sensazione sulle porte stava diventando sempre più forte. Ce n’era una blu, proprio dietro la scrivania, con una maniglia rotonda d’argento che sembrava gridare “per favore, aprimi!”

A quel punto ero convinta di essere sola, così circumnavigai la scrivania e puntai dritta verso la porta blu. Misi la mano sulla maniglia d’argento, aspettandomi di sentire il freddo del metallo, ma era tiepida. Un brivido mi scivolò lungo la spina dorsale: che cosa diavolo stavo facendo lì, a cercare di aprire una porta che sapevo perfettamente non condurre da nessuna parte? Eppure non riuscivo a convincermi ad andarmene.

Proprio in quel momento, quando ero pronta a girare la maniglia e aprire la porta, il telefono rosso suonò. Feci un salto per la sorpresa e lasciai andare la maniglia. Per la miseria! Corsi dall’altra parte della scrivania. Di certo qualcuno avrebbe reagito allo squillo del telefono e sarebbe venuto a rispondere.

Attesi per cinque, poi otto, dieci, dodici squilli, ma nessuno apparve. La metà razionale del mio cervello mi supplicava di andarmene dal quel posto inquietante, ma l’altra metà aveva un programma diverso. Prima che potessi realizzare quello che stavo facendo, la mia mano si spostò verso il telefono e sollevò la cornetta.

<< Pronto?

<< Buon giorno, signorina Sunshine. La stavamo aspettando. Potrebbe per favore aprire la porta bianca alla sua sinistra e raggiungermi?

3 thoughts on “Porte – Una prima stesura non corretta

  1. La prima stesura è un po’ come rovesciare i pezzi della scatola di lego sul tavolo 🙂
    Si mettono assieme un po’ di mattoncini e poi si fa un passo indietro per vedere da lontano l’effetto: ecco l’editing.
    Ci sono diverse ripetizioni (una su tutte: finestre) ma è una prima stesura: non c’è bisogno di qualcun’altro per dirtele. Invece ci sono altre cose che mi sembrano lasciate lì come a dire qualcosa e poi rimangono in sospeso.
    Ad esempio: descrivi l’auto e dici che è nera. Perché? Se serve saperlo bisogna dirlo (il nero mette più inquietudine alla protagonista, forse) ma se non serve, io lo taglierei.
    Tutta la descrizione della scena, a mio modestissimo parere, rimane troppo in disparte: è preponderante come quantità del testo, cerca di di dire – o di dare una sensazione – ma non dice abbastanza. O forse sono solo io che non capisco 😉

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    1. Primo: chiedo scusa per il ritardo nella risposta al commento (c’è sempre un po’ di vita di mezzo). Tu sei sempre il primo (e spesso l’unico) a commentare quello che scrivo e lo apprezzo molto 🙂

      Secondo: le tue osservazioni mi hanno fatto molto riflettere su quello che ho scritto, soprattutto sulla scelta dei colori. A essere onesta non ci avevo prestato molta attenzione ma in effetti potrebbero assumere un significato, anche nel resto della storia.

      Terzo: hai ragione a proposito della descrizione. Devo lavorarci su per rendere la sensazione che ho in mente e che, evidentemente, ancora non viene fuori abbastanza.

      Grazie del commento!

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