Non è come sembra – Writing Prompt #5

E’ passato un po’ da quando ho pubblicato l’ultimo Writing Prompt, ma eccoci di nuovo! Come sempre grazie a Writers Write per l’input.

Enjoy!

 

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<< Non è come sembra – afferro il braccio del ragazzo prima che se ne vada.

Il ragazzo mi guarda con un’espressione di stupore chiarissima sul suo volto e vedo qualche goccia di sudore sulla sua fronte. Di certo non crede alle sue orecchie.

<< Che cosa intende? – domanda titubante.

<< Lo so che tutto sembra perfetto, le persone sembrano meravigliose e gentili, ma non è come sembra.

Ok. Lo so che questa scena potrebbe essere male interpretata e non è giusto ingannare questo povero ingenuo giovane ragazzo in questo modo, ma questa è una giungla e deve imparare.

Non è colpa sua, certo che no. Non ha scelto di nascere nella famiglia del nostro Amministratore Delegato. Non ha scelto di essere un privilegiato. Non ha scelto di avere una vita più semplice di molte delle nostre. Ma proprio perché non ha scelto, ha bisogno di capire quanto sia fortunato. Ha bisogno di qualcuno che gli insegni il valore di quello che ha. Ha bisogno di qualcuno come me, gentile e generoso, che sia disposto a sacrificarsi per la causa.

Oh, non fate quella faccia! Lo so che non credere a una parola di quello che dice. Non ci credo nemmeno io ma devo tacitare la mia coscienza in qualche modo.

Volete la verità?

Sicuri?

Perché non vi piacerà.

Ok allora, se siete davvero sicuri.

La verità è che voglio vendicarmi di chi ha reso la mia vita professionale così dannatamente impossibile e non mi interessa se questo povero ingenuo giovane ragazzo non ha responsabilità. Mi serve una vittima.

Soddisfatti dalla spiegazione?

Bene.

Ore sapete esattamente quanto sono disgustosa.

Procediamo.

Volete sapere che cosa è successo con il ragazzo? D’accordo allora…

Questa mattina ero alla mia scrivania, controllavo le email cercando di distinguere quelle utili dagli spam, quando questo ragazzo è comparso in corridoio.

<< Buon giorno. Mi chiamo Oliver Moore. Ho un appuntamento con il Signor Grey per un colloquio.

Niente di strano fino a questo punto, ma il nome – Moore – i capelli biondi e la forma del naso hanno fatto suonare una campana nella mia testa. Il mio cervello ha cominciato a strillare che il ragazzo deve essere parente del Boss! (e sfortunatamente non sto parlando di Bruce Springsteen).

<< Certo – ho risposto, l’immagine della calma. Ho circumnavigo la scrivania e l’ho raggiungo in corridoio – Gradisci un caffè o qualcos’altro? – ho domandato con tono gentile.

<< Sì, grazie. Un té per favore…

Il ragazzo sembrava nervoso, cosa non sorprendente prima di un colloquio di lavoro, anche se sei un raccomandato. Mi lanciava occhiate come se cercasse di capire se può fidarsi di me.

Ho annunciato il suo arrivo tramite l’interfono e, dopo qualche minuto di convenevoli, l’ho accompagnato nell’ufficio del capo. Il Signor Grey stava aspettando in piedi dietro la sua impressionante scrivania di mogano.

Una volta chiusa la porta alle mie spalle, sono corsa al mio computer, ho battuto furiosamente i tasti e estratto il CV del ragazzo dalle profondità del nostro database.

Mi ci è voluto un minuto per leggere il suo curriculum (avevo ragione, è il nipote del Boss), trenta secondi per realizzare per quale posto si era presentato e dieci per decidere che doveva pagare. Ecco perché adesso sono qui, a fare del mio peggio per convincerlo a rinunciare.

<< Non è come sembra? – guarda la mia mano, ancora stretta attorno al suo braccio.

<< Esatto. Probabilmente ora credi che questa sia una opportunità che non vuoi sprecare, ma te ne pentirai. Una volta dentro, non riuscirai mai ad andartene. E non ti piacerà.

Deve essere spaventato, deve scappare via a gambe levate.

Ora parlo in tono più calmo, come se io e questo ragazzo fossimo amici, come se davvero gli stessi facendo un favore.

<< Ascolta, lo so che tuo padre è l’Amministratore Delegato della compagnia, ma non lavora qui fisicamente. Non può sapere com’è.

Poi sferro il colpo basso.

<< Questa è una trappola. Di certo riuscirai a fare carriera da qui, ma questo posto è pieno di pazzi. Alcuni di loro sono davvero in cura presso psichiatri. Se inizi a lavorare qui, nessun’altra azienda ti prenderà mai in considerazione a causa della tua esperienza qui. E’ successo a me – aggiungo abbassando lo sguardo – ed è successo ad altri prima.

La sorpresa sul viso del ragazzo adesso è rimpiazzata da una smorfia. Il sudore sulla sua fronte è sempre più evidente.

<< So di un tizio – continuo senza pietà – Era un contabile ad alto livello. Mente brillante, grande potenziale. Dopo aver lavorato in questa azienda per tre anni, ha iniziato a guardarsi attorno per cercare qualcosa di meglio ma la risposta era sempre la stessa. Le altre compagnie mostravano interesse nel suo profilo, fino a quando scoprivano da dove venisse.

La smorfia adesso è vicina ad un’espressione di vero panico.

<< Ha dovuto trasferirsi a cinquecento chilometri da qui per trovare un posto in cui la sua reputazione non fosse compromessa.

<< Ma… – il ragazzo quasi balbetta – ma perché? Che cosa è successo qui?

Mi avvicino e sfodero il mio miglior tono cospiratorio.

<< Non lo sappiamo esattamente. Magari era solo perché pensavano che fosse pazzo anche lui… ma sospettiamo che qualcuno dall’interno diffonda falsità sugli impiegati.

A questo punto, non posso fare molto di più. Rientro nei panni dell’impiegata professionale e torno dietro la scrivania.

<< Puoi credermi. O no – dico a mo di saluto – Decisione tua.

Non lo guardo mentre deglutisce, batte ripetutamente le palpebre e poi prende la porta. Ora vediamo se sei intelligente abbastanza per giocare a questo gioco, povero ingenuo giovane ragazzo.

Una settimana più tardi…

<< Non capisco. Il giovane Signor Moore sembrava piuttosto interessato durante il colloquio ma poi ha chiamato, dicendo qualcosa di nebuloso a proposito delle sue… prospettive.

Il Signor Grey sta parlando al cellulare proprio di fronte a me.

<< Sì… Sì, certo… No, non era il candidato più brillante che mi sia mai capitato di vedere ma sarebbe potuto andare bene…

No, di certo non lo era.

<< Uhm… Sì, lo spero… Beh, la Signora Clary è molto più qualificata per il posto. Sì, certo. Arrivederci.

Capisco di aver trattenuto il respiro solo quando si volta verso di me e non ho fiato abbastanza per rispondere alla sua domanda.

<< Quindi… questo è il suo ultimo giorno qui?

Annuisco e sorrido. Oggi è il mio ultimo giorno qui.

<< In bocca al lupo allora – il Signor Grey sorride ma so che non vuole che me ne vada, perché dovrà insegnare il lavoro a qualcun’altro. Ma sono sicura che la Signora Clary starà benissimo al mio posto.

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