Così ho rinunciato a scrivere

Quando cerchi di accontentare tutti, finisci per tradire te stesso.

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Scommetto che ci siete passati anche voi.

Siete arrivati a quel momento nella vita in cui è ora di decidere che cosa fare. Ci sono persone che amate che si aspettano qualcosa da voi. I vostri genitori, i vostri amici, la vostra insegnante preferita delle superiori, la cara zia di ottantasette anni. La società si aspetta qualcosa d voi. Anche i vostri detrattori si aspettano qualcosa – il vostro disastroso fallimento, in effetti. E vi sentite tirati in ogni possibile direzione. O peggio, vi sentiti spinti in una direzione che non è quella che desiderate.

A me è successo.

Ho sempre amato la scrittura, ma ho sempre saputo che non era una carriera perseguibile. Troppo aleatoria, troppo incerta, nessuna garanzia. Era perfettamente razionale e c’erano così tante buone ragioni a sostegno che non ci ho mai pensato seriamente. Era un hobby, certamente non qualcosa su cui fare affidamento.

Così ho preso un’altra strada. Mi sono iscritta all’univeristà, ho studiato chimica per cinque anni in due diverse città e mi sono laureata in Chimica Clinica, Forense e dello Sport.

Ero felice.

Amo la chimica. Ti insegna un modo di pensare che altre materie non possono dare. Impari a guardare oltre la superficie delle cose, alla loro struttura, alla loro anima. La chimica mi ha aperto la mente in un modo in cui nessun altro tipo di studi avrebbe potuto.

Ma che ne è stato della scrittura?

L’ho abbandonata. Ho rinunciato al sogno di pubblicare libri e ho lasciato che il pensiero decantasse fino in fondo alla mia mente. Mi ero dimenticata che fosse lì, finché non mi sono laureata, ho trovato il mio primo lavoro e all’improvviso mi sono chiesta “Davvero voglio fare questo per il resto della vita?” La risposta è stata “Santo cielo, no!”

Il momento difficile sul mercato del lavoro ha giocato un ruolo pesante in questo. Il mio primo lavoro non era quello per cui avevo studiato così duramente, né lo era il secondo. La scrittura riemergeva prepotentemente dal fondo della mia mente ogni volta in cui mi chiedevo “Che cosa voglio fare?”

E la domanda è rimasta lì.

C’era qualcosa che potessi fare senza deludere tutte le persone nella mia vita? Potevo dire alla mia famiglia “Mi dispiace ragazzi, stavo scherzando. Non è questo che voglio fare. Avete pagato i miei studi per niente”?

Assolutamente no. Ma questa storia della scrittura era sempre presente.

Poi ho perso ancora la strada. Il mio primo lavoro temporaneo terminò, ne trovai un altro e poi un altro ancora. Ero ansiosa di trovare il mio posto, mi dedicai a trovare un lavoro più stabile, a portare curriculum in giro, mandare e-mail e studiare per i colloqui.

Cercare un lavoro era un lavoro di per sé. Volevo trovare il tempo per scrivere. Sapevo che era la mia occasione per provare che potevo fare seriamente qualcosa, ma l’ansia costante per il fatto di non avere un vero lavoro mi mangiava viva.

Finalmente trovai un impiego. L’ansia svanì Il mio fidanzato e io decidemmo di andare a vivere insieme e poi di sposarci. Avevo tutto quello che avrei potuto desiderare.

Ma non era abbastanza.

Avevo bisogno della mia passione. Mi serviva la scrittura.

Lo sapevo. A livello inconscio ho sempre saputo che la scrittura era parte della mia vita. Quando fingevo di prendere appunti durante le lezioni a scuola e invece scrivevo la mia fan fiction su Harry Potter. Quando leggevo di nascosto la brochure della scuola di scrittura che sognavo di frequentare. Quando lavoravo sull’idea del mio primo romanzo tra un esame di chimica e l’altro.

Ma solo allora, una volta soddisfatte le aspettative degli altri, ho avuto il coraggio di ammettere con me stessa che era più di un semplice hobby.

E quindi?

Ho iniziato a ricavarmi dei momenti per scrivere, la mattina prima di andare al lavoro e durante la pausa pranzo. Ho iniziato a pianificare, tentare, fallire, tentare ancora e fallire ancora. Ho messo tutta la mia passione in questo e ho fatto dei progressi.

E la domanda che non posso fare a meno di farmi è: che cosa sarebbe successo se avessi iniziato prima con la stessa decisione? Che cosa sarebbe successo se avessi passato meno tempo a preoccuparmi delle aspettative degli altri e più tempo a cercare di capire come far funzionare tutto?

Ovviamente, non posso dirlo. Quello che ho imparato è che non è mai troppo tardi per inseguire un sogno.

Ora la mia domanda è un’altra. Qual è la vostra passione? Che cosa state facendo per trasformarla in qualcosa di reale? C’è altro che possiate fare?

Ma cosa più importante, c’è qualcosa che posso fare per aiutarvi, un incoraggiamento che posso darvi?

Raccontate la vostra storia di passione nei commenti.

2 thoughts on “Così ho rinunciato a scrivere

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