Gioco Senza Regole di Rachelle Ayala

“Un viaggio sentito attraverso argomenti difficili che toccherà le corde del vostro cuore!”

– Corissa Palfrey

copertina

La ragazza di un giocatore di baseball gli tiene nascosta la figlia per paura che diventi un padre violento.

Marcia Powers non vuole avere niente a che fare con il giocatore di baseball Brock Carter, specialmente dopo che gli ha detto di andarsene e seguire i suoi sogni. Ha abbastanza cose da gestire con il padre anziano, un’attività da mandare a vanti e una figlia di quattro anni di cui finge di essere la sorella.

Brock Carter è tornato in città per riattizzare le braci della sua storia con Marcia e, questa volta, non lascerà che lei lo spinga ad andarsene. Marcia non può resistere a Brock, ma è decisa a mantenere il suo segreto.

Brock ha già perso il suo cuore per Marcia una volta. Perderà ogni sogno, incluso il baseball, quando scoprirà la vera ragione per cui Marcia lo ha mandato via?

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Curiosi? Leggete un estratto dal primo capitolo!

Capitolo Uno

“Il problema con i giocatori di baseball è che sono giocatori.” Marcia Powers fece roteare la ciliegia al maraschino sulla punta della lingua e occhieggiò i giocatori di baseball sfrontati che si riversavano nel suo bar, l’Hot Corner, nell’area metropolitana di Phoenix.

“Dovresti ringraziare gli allenamenti di primavera.” La sua socia in affari e migliore amica, Jeanine Jewell, sistemò la sua postura al bancone per mettere meglio in mostra il seno generoso. “Fanno girare gli affari e portano soldi.”

“Per non parlare del traffico delle groupie.” Marcia tirò su col naso, ma rasserenò la sua espressione in tempo per sorridere e prendere l’ordinazione dagli uomini con i completi da ufficio che impigrivano al bar. La loro attenzione era divisa tra i giocatori di baseball e le donne. Probabilmente erano scout che valutavano i giocatori per il mercato pre-stagione.

Tutto il movimento era decisamente positivo per gli affari e compensava i periodi di magra. Phoenix era la sede degli allenamenti di primavera di quindici squadre di baseball a fine campionato. Non era sempre stato così, ma il tempo asciutto in primavera e i costi più bassi degli immobili rispetto alla California avevano reso l’Arizona abbastanza attraente da attrarre le squadre e provvedere partite economiche sia per i locali che per i turisti.

Marcia passò un vassoio di cocktail da ragazza a Jeanine, che camminò con disinvoltura oltre gli uomini con gli abiti da ufficio verso il divanetto che ribolliva di bionde e alcol. Jeanine, sempre la solita civetta, si piegò davanti agli occhi vogliosi dei giocatori. Sguardi lascivi dagli uomini e sogghigni dalle ragazze la seguirono lungo la strada.

Finché i giocatori non fossero tornati nelle città delle rispettive squadre di major league, Jeanine avrebbe avuto il suo bel da fare a collezionare storie da una notte come se fossero figurine del baseball. In qualche modo era immune al dolore. Dal momento in cui l’arbitro gridava “Si gioca!” nella partita di apertura fino allo spettacolo finale di fuochi d’artificio alla fine degli allenamenti di primavera, Jeanine giocava: interni, esterni, lanciatori, ricevitori con un occasionale preparatore atletico o allenatore buttato nel mezzo per buona misura.

“Quindi, chi c’è nel campo dei tuoi sogni?” disse una voce profonda e gutturale, così vicina all’orecchio di Marcia da farle quasi cadere il bicchiere da whisky che stava pulendo.

Il respiro le si mozzò in gola mentre si voltava di scatto, in tempo per vedere lo sguardo malizioso di Brock Carter dissolversi in un sorriso. “Che diavolo ti viene in mente a scivolare così alle spalle?”

“Voglio ordinare un drink, ed è bello vederti di nuovo.”

Decisamente non era bello vederlo di nuovo – uno che creava problemi e spezzava cuori – soprattutto visto che il cuore che lui aveva calpestato, in quel momento batteva come se volesse uscire dalla cassa toracica, come un cucciolo sovraeccitato che balzava per raggiungere un croccantino.

“Credevo che fossi stato venduto alla minor, quale hai detto che era la squadra?” Marcia sperava che la sua voce non tradisse l’impulso che sentiva di balzare oltre il bancone del bar e o colpirlo nelle palle o dargli un pugno sul muso – rovinando la piazza per ogni altra donna stupida abbastanza da farsi coinvolgere da quegli occhi verdi, nebulosi e ammalianti, e dalla cadenza fluida e tradizionale del sud.

“Un piccolo contrattempo.” Fece scrocchiare le nocche e si leccò le labbra. “Ma sono tornato alla grande e in qualche modo sapevo che ti avrei trovata proprio qui, dove è iniziato tutto.”

Cazzone arrogante. Come se fosse certo che lei non avrebbe mai lasciato la città, che non avrebbe mai vissuto il sogno che aveva anni prima, prima che il pensionamento di suo padre le imponesse di prendere in carico il bar, che non avrebbe mai avuto la famiglia ideale che aveva immaginato con un marito a occuparsi del barbecue e dei bambini che giocano in piscina.

“Ordina il tuo drink e falla finita.” Non voleva essere maleducata con i clienti, ma Brock Carter faceva parte di tutt’altra categoria. Certamente era più in forma rispetto a quando aveva lasciato la città anni prima. I capelli color della sabbia spuntavano da sotto il cappellino da baseball. Il suo viso lentigginoso era più aspro e faceva mostra di una fossetta maschile mentre i suoi muscoli erano tesi sotto la tuta da allenamento.

Brock spostò il peso, ancora appoggiato contro il bancone, le braccia piegate. “Ti offro un orgasmo da gridare.”

Marcia deglutì mentre immagini non richieste di quando lei e Brock si davano da fare sopra e sotto e attorno alle lenzuola minacciarono di minare la sua calma esteriore.

Scandagliò disperatamente i tavoli alla ricerca di Jeanine. La sua amica avrebbe messo Brock al suo posto – gli avrebbe rivolto un cenno educato prima di cacciarlo via. Sapeva quali danni avesse fatto Brock e perché Marcia non poteva fargli conoscere il suo segreto.

“Lo prenderò per un ‘sì’.” Brock le prese il gomito.

Marcia balzò indietro dal bancone come se avesse toccato un recinto elettrificato. “Prendi il tuo qualcosa-da-gridare e bevitelo da solo. Sto lavorando.”

Con le sopracciglia cespugliose che si abbassavano, il mento di Brock assunse quella piega ostinata che lei conosceva fin troppo bene. “Che c’è che non va, Marsh? Credevo che cinque anni sarebbero stati abbastanza per te per andare oltre qualsiasi cosa tu abbia contro di me.”

“Non ho niente contro di te.” Marcia scivolò lungo il bancone fino agli spillatori di birra. Non era il tipo che tratteneva un ragazzo lontano dai suoi sogni. Anzi, purché non coinvolgessero lei e la situazione in cui si era trovata, era stata una liberazione. Aveva deciso di fare da sola, e così era stato.

Marcia incrociò lo sguardo dell’uomo d’affari, che si sentì in dovere di ordinare un altro giro di drink, specialmente visto che un paio di groupie si erano trasferite dai giocatori agli uomini in giacca e cravatta.

Per tutto il tempo, Brock rimase un’ombra grande e grossa che incombeva al di sotto del cartello che indicava i bagni. Con la coda dell’occhio, Marcia vide Jeanine servirgli una birra in bottiglia. I minuti passarono, ma lui rimase al suo posto, solitario, indifferente a ogni donna o uomo abbastanza coraggioso da invadere il suo territorio.

Jeanine ancheggiò dietro il bancone e le diede una spintarella. “Che cosa ci fa qui?”

“Non puoi liberarti di lui?”

“Ci ho già provato.” Jeanine tirò la spallina del suo reggiseno. “Sembra incazzato. Non credi?”

Una scossa di panico fece aumentare i battiti di Marcia. Che avesse scoperto il suo segreto?

“Non può averlo saputo” disse Marcia.

“Perché no?” Le sopracciglia di Jeanine si arricciarono e lei posò una mano sul fianco. “Non sarebbe ora che lo coinvolgessi?”

“Le farebbe solo del male.”

“Magari no. Una bambina ha bisogno del suo papà e tuo padre è troppo vecchio per essere un vero padre per lei.”

Marcia chiuse gli occhi, respirando profondamente, fin troppo consapevole dello sguardo acceso che le bruciava la schiena. “Solo perché ricordartelo: Bianca è la mia sorellina. Mio padre è suo padre. Io sono sua zia.”

“Così dici.” Jeanine lanciò un’occhiata a Brock che sollevò la bottiglia vuota. “Sembra che non se ne andrà fino all’orario di chiusura. Lascia che scopra che cosa sta combinando.”

“Va’ avanti e gioca con lui.” Marcia tirò su col naso. “Non mi importa.”

Jeanine si lisciò i capelli e incastrò una matita sopra l’orecchio. “La partita è iniziata. Ci penso io.”

# # #

Brock fece scorrere un dito attorno al bordo della bottiglia di birra vuota mentre studiava Marcia Powers, la ragazza che si era lasciato alle spalle. Non era più la diciannovenne impacciata che serviva ai tavoli sul patio del Bar e Grill di suo padre. Era una donna adesso, sicura di sé e minacciosa, pericolosa come una palla curva, anche se indossava la divisa standard da barista, camicia nera e jeans. I suoi capelli castano scuro erano tagliati corti attorno al viso ovale e agli zigomi alti ed eleganti, gli occhi erano freddi, di un blu glaciale, senza una traccia della vulnerabilità e della dolcezza che vi aveva visto un tempo.

Guardò verso la migliore amica di Marcia, Jeanine, che si sporgeva dal bancone verso di lui. I suoi capelli biondi luccicavano, un po’ troppo gonfi per essere del tutto naturali, e il neo di bellezza sulla sua guancia era troppo piatto per essere vero.

“Un’altra?” Prese la bottiglia vuota.

“Certo.”

Fece leva sul tappo di una bottiglia di birra coperta di goccioline di condensa e gliela porse. “Che cosa ti ha riportato in città?”

“I Rattlers mi hanno invitato per l’allenamento di primavera.” Bevve un salutare sorso di birra. “Ho pensato di fermarmi e salutare la squadra di casa.”

Era stato il suo sogno giocare a Phoenix, la sua città natale. Una volta, molto tempo prima, era stato anche il sogno di Marcia.

“Come se la cava Marcia ultimamente?” Strascicò le parole come se stesse chiedendo del tempo.

“Se la cava bene.” Il sorriso di Jeanine era falso come quello di un bambino a cui veniva chiesto di dire ‘cheese’ davanti alla macchina fotografica.

“Ce l’ha ancora con me?” Brock tormentò l’etichetta della bottiglia, fingendo troppa indifferenza per evitare di mostrare quanto bruciasse il rifiuto di Marcia. Non aveva fatto niente con cui lei non fosse stata d’accordo. Se la memoria non lo ingannava, era stata lei a insistere perché mettesse il baseball prima della loro relazione.

“No, non pensa mai a te.” Jeanine piazzò i gomiti sul bancone. Piegò la testa verso i tavoli. “Vedi quella tipa coi capelli rossi? Ti sbava dietro da quando ti ho servito l’ultima birra. Perché non vai a farle un autografo, a firmarle le tette?”

“Stai cercando di liberarti di me?” Brock si grattò il lato della mascella. “Ho la netta sensazione che tu e Marcia non siate felici di vedermi e questo mi fa desiderare di sapere perché.”

“Riguarda sempre tutto te, vero?” La voce di Jeanine prese un tono decisamente ostile. “Perché sei qui a guardare Marcia quando ci sono centinaia di bar in città?”

“Perché no? Un tempo era il mio territorio di caccia.”

“Vai a cacciare da qualche altra parte.”

“Sono cresciuto qui. Il vecchio Powers mi diede il mio primo lavoro come sparecchiatore di tavoli. Come sta, a proposito?”

Jeanine incrociò le braccia sotto il seno e gonfiò il petto. “C’è internet. Non hai fatto nessuna ricerca prima di presentarti qui senza invito comportandoti come se il comitato di benvenuto fosse riunito qui?”

“Ah, cavolo.” Brock sganciò il suo telefono a conchiglia dalla cintura. “Un vecchio ragazzo come me non ha gli ultimi giocattoli.”

“Davvero? Un vecchio telefono?” Jeanine alzò gli occhi al cielo. “Dovresti davvero aggiornarti. Vedi quelle persone laggiù?”

Brock si voltò verso la direzione indicata dal suo sguardo. Un uomo e una donna erano seduti uno di fronte all’altro, con dei cocktail sul tavolo tra loro, ed erano intenti a fissare i loro telefoni, le dita che si muovevano sopra gli schermi.

“È triste.” Brock si alzò e si stiracchiò. “È ora di andare a fare una visita al vecchio Powers. Vive ancora in Birch Street?”

“No, voglio dire, non puoi. Sta male. È ammalato. La moglie è morta.”

“Mrs. Powers se n’è andata?” Brock si tolse il cappellino da baseball e lo torse tra le mani. “Quando è successo?”

“Circa due anni fa.”

“Dì a Marcia che farò visita a suo padre per fargli le mie condoglianze.”

Jeanine corse attorno al bancone e gli afferrò il braccio. “Non andare. Non saresti il benvenuto lì. Te lo giuro.”

“Hai ragione. Dovrei chiamare prima. Hanno ancora lo stesso numero di telefono?” Brock ce l’aveva memorizzato così prese il suo cellulare.

Ciaf! Qualcuno lo colpì alla schiena così forte che tossì. Marcia afferrò il suo telefono e lo chiuse con uno scatto. “Mio padre sta dormendo. Gli dirò che hai chiesto di lui. Per favore, adesso vattene.”

Il suo contegno glaciale gli fece precipitare lo stomaco e gli torse le budella. Cercò una replica brillante, ma la sua mente era paralizzata. Che cosa diavolo aveva fatto per far sì che lo odiasse così tanto?

Due uomini ben piazzati, due buttafuori, stavano ai suoi lati, i muscoli che sporgevano sotto le t-shirt aderenti.

Brock scavò nelle tasche per cercare il portafoglio. “Marcia, tesoro, cosa succede?”

“I tuoi drink sono offerti dalla casa. Vattene.” Fece un passo avanti e rimbalzò contro il suo petto, sollevando il mento verso di lui, la bocca ridotta a una linea sottile.

Il calore corse lungo il petto di Brock e il suo pene rispose al fatto di avere Marcia così vicina al viso. Quello e l’odore di caprifoglio del suo profumo, un netto contrasto con la sua postura risoluta, lo portarono sul punto di gettarsela sopra la spalla e portarla nella sua caverna.

Gli occhi di Marcia erano stretti e le narici dilatate, ma lui riuscì a individuare quel rossore rivelatore, un segno della sua eccitazione.

Sì, quella donna aveva ancora una cotta per lui. Se solo fosse riuscito a capire che cosa si fosse legata al dito, l’avrebbe condotta a leccare via crema dalle sue dita in brevissimo tempo.

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