Segreti di una Borsa

E se una borsa potesse parlare?

Quante cose interessanti avrebbe da raccontare? Quante storie potrebbe conoscere? Quanti segreti potrebbe contenere?

Elisa possiede una borsa molto speciale e piuttosto categorica, in cui conserva tutta la sua vita: i suoi documenti, il portafogli ma anche il libro che sta leggendo, gli appunti dell’Università, l’agenda con i suoi contatti di lavoro e molto altro. Quando la dimentica sull’autobus, è disperata. Come potrà vivere senza?

Nel frattempo, la borsa viene ritrovata dal più improbabile dei salvatori: un chimico che non sa niente di borsette e che non riesce a capire perché qualcuno dovrebbe portarsi appresso tutta quella roba. Il suo senso di responsabilità lo spinge a restituire la borsa.

Un compito facile. O forse no…

Il mio primo romanzo, Segreti di una Borsa, sarà presto disponibile!

Nell’attesa puoi visitare la bacheca di Pinterest dedicata

https://it.pinterest.com/ireneaprile87/secrets-of-a-handbag-segreti-di-una-borsa/
Secrets of a Handbag Pinterest Board

… puoi anche iscriverti alla mia mailing list per ricevere aggiornamenti…

…e leggere un estratto proprio qui sotto!

Segreti di una Borsa – Prologo

Questa storia degli “oggetti inanimati” deve finire. Inanimati un corno! L’anima l’abbiamo eccome. Soffriamo il freddo e il caldo, la stanchezza e la noia. Vediamo, ascoltiamo, ci arrabbiamo e gioiamo, proviamo frustrazione e disgusto. Dovreste sentire le storie che raccontano i sedili dei treni e le panche dei giardini pubblici, per non parlare delle poltrone dei cinema. Noi, oggetti inanimati, ne vediamo di cotte e di crude e subiamo tribolazioni che voi nemmeno vi immaginate.

Gli autobus per esempio. Per una come me sono un luogo delirante: vengo strisciata, schiacciata e colpita senza alcuna pietà. Persino chi dovrebbe occuparsi di me, in momenti così concitati, finisce per trascurarmi. È in questo modo che finisco appiattita contro un sedile scribacchiato a pennarello, oppure appoggiata sul sudicio pavimento. E credetemi, è sudicio davvero.

In passato ho rischiato un crollo nervoso a causa di situazioni del genere. Oh, sì. Ci sono andata davvero vicina. Ma ormai ho una certa età e in qualche modo sono riuscita a sopravvivere e a farci l’abitudine. Ho smesso di agitarmi, perché ho capito che non serve a niente, ed ho imparato a sopportare con rassegnazione. D’altra parte non sono una a cui piaccia lamentarsi.

Oggi l’autobus è particolarmente affollato. Tutta colpa di Elisa che, come al solito, era in ritardo e quindi non è riuscita a prendere quello precedente. Al momento ha una rivista in una mano, due sacchetti della spesa nell’altra, l’iPod nella tasca della giacca con un auricolare appeso all’orecchio destro e il cellulare premuto tra la spalla e l’orecchio sinistro. Non sorprende che io sia finita a terra, tra la parete del bus e i suoi piedi.

Sempre troppe cose da fare, troppe cose per la testa. Dovrebbe imparare a dire no ogni tanto altrimenti prima o poi combinerà qualche pasticcio.

Dagli scossoni di questo cacofonico autobus capisco che ci stiamo avvicinando alla nostra fermata. Meno male. Non ne potevo più di questo pavimento. Elisa si alza barcollando e si avvicina alla porta per la discesa.

No, no.

No, no, no.

E dai non può essere! Proprio a me hai deciso di fare una cosa del genere?

Maledizione! Questi sono i momenti in cui vorrei poter gridare o agitare un braccio. Elisa, voltati. Voltati per favore. Oh, ma come fai a non accorgerti che non ci sono!

Elisa scende. E io resto qui, appoggiata al pavimento del bus.

Si parlava di combinare pasticci, no?

Fantastico.